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SoloCoseBelle Le ceramiche inglesi – e le ceramiche in genere – possono essere sinteticamente suddivise in due principali tipologie: La -Pottery -, che resta opaca se sottoposta alla luce e la -Porcelain - che risulta traslucida (in maniera più o meno intensa a seconda dello spessore). Entro queste due categorie esiste un ampio raggio di differenti varianti, che si sono evolute attraverso i secoli grazie alle innovazioni e alle tecniche introdotte dalle singole manifatture, spesso legate alla zona geografica di produzione. Se state iniziando una collezione, la miriade di porcellane prodotte durante il XIX secolo può essere un punto di partenza ideale. Durante questo periodo, infatti, nelll’area dello Staffordshire furono prodotte grandi quantità di significativi servizi, stoviglie e oggetti decorativi, che al tempo erano alla portata dell’emergente classe borghese. Tali opere sono ancora discretamente disponibili e, pur essendo oggetti di collezione, sono rimasti relativamente a buon mercato. La -porcelain - è stata, da sempre, considerata più qualitativa e gradevole rispetto alla -pottery -. Quando vi approcciate a un’opera, i tre principali fattori da considerare, oltre al vostro gusto, sono: materiale, finitura superficiale e apparato decorativo. Materiale:  Pottery: ha solitamente una grana più grezza rispetto alla porcellana ed è opaca se attraversata da luce. Le due sottocategorie principali, in relazione alla produzione inglese, sono:
 Earthenware: argilla cotta a temperature minori di 1200 °C. La matrice è porosa e può avere colorazioni biancastre, marroni, rosse o grigie, ciò dipende dalla colorazione delle argille di partenza, della zona di scavo e dal materiale di combustione usato nel forno, oltre che da altri fattori di secondo ordine.
 Stoneware: è realizzata con argille cotte a temperature maggiori di 1400 °C. L’alta temperatura rende il materiale fuso in una matrice non porosa che non assorbe liquido e può diventare semi-traslucida. Anche in questo caso le matrici possono avere colori differenti.
Porcelain: si presenta, quasi sempre, leggermente trasparente. Se la matrice risulta liscio, come zucchero fuso, è probabilmente a pasta dura, altrimenti se appare granulare, come sabbia, è più probabilmente una pasta debole. Anche in questo caso, quindi, le varianti principali sono due: Porcelain a pasta dura (hard-paste porcelain): La maggiorparte della porcellana inglese e la quasi totalità delle porcellane coloniali appartengono a questa categoria. Tale materiale viene realizzato con caolino (china clay) e petuntse (china stone, derivato dalle rocce ignee feldspatiche). Inizialmente il materiale viene cotto, quindi fatto raffreddare e poi nuovamente ricotto. La -china stone - aveva la funzione di legare insieme i grani di argilla e di conferire la trasparenza. Dal momento che il processo avviene a temperature molto alte, il materiale fuso prendeva la consistenza del vetro. La prima porcellana a pasta dura fu realizzata in Cina nel IX secolo. In Europa, la manifattura di Meissen, iniziò a produrre porcellana all’inizio del 1700 e da quel periodo moltissime fabbriche in tutta Europa ne seguirono l’esempio.
Porcelain a pasta debole (soft-paste porcelain): come suggerito dal nome, la soft-paste è più delicata e vulnerabile della hard-paste. Ci sono numerosi tipi di pasta-debole, ognuno basato sull’utilizzo di argilla combinata con diversi materiali per conferire la trasparenza. La soft-paste può essere riconosciuta poiché lo smalto è superficiale e risulta quasi più -morbido - e soffuso al tatto, nonché meno brillante. Un’eventuale sbeccatura ne rivela la matrice, che risulta come fosse pane alla vista. Con la pasta dura la matrice appare più vetrosa. La prima porcellana a pasta debole fu prodotta proprio in Italia durante il 1500. Le storiche manifatture produttrici di tale materiale furono e sono St Cloud, Chantilly, Vincennes, Sevres, Capodimonte e Chelsea. Bone China: è un tipo di porcellana inglese inizialmente prodotto in Inghilterra nel 1794, utilizzando larghe quantità di cenere d’osso aggiunta agli ingredienti di una hard-paste. Questo materiale fu utilizzato sin da subito dalle più eminenti manifatture inglesi come Spode, Rockingam, Coalport e Minton. Superficie (smalto): Le superfici possono essere lucide, opache o colorate. Le porcellana a pasta dura avevano uno smalto a base feldspatica, fuso durante la cottura della matrice. Una gran varietà di smalti superficiali fu utilizzata sia nelle pottery che nelle porcelain. Le principali sono: Lead Glaze: usata soprattutto sulle porcellane a pasta debole e sulle earthenware Tin Glaze: venivano utilizzati ossidi per conferire una finitura opaca Salt glaze. Ottenuta gettando sale nel crogiolo (a 1000°C circa) durante la cottura. Tecniche decorative: la decorazione poteva essere eseguita sia prima che dopo la smaltatura. -Underglaze decoration - significa che i colori erano aggiunti prima del processo di finitura superficiale. Tra le più rinomate: Underglaze Blue: Pigmenti blue, conosciuto come blue cobalto, furono usati su porcellana China e porcellana a pasta debole (Blue di Delft o di Sevres) Overglaze enamels: smalti a base di ossidi metallici combinati con oli vegetali, potevano essere dipinti sulla superficie e poi ricotti. La tavolozza di colori usati è immensamente più ricca dei colori -sottosmalto -
ROYAL ALBERT English Bone China Periodo 1894-ancora attiva T.C. Wild & Sons Limited, Crown China Works, High Street, (più tardi in St Marys Works) Longton, Staffordshire, England. Royal Albert è il marchio di fabbrica della manifattura fondata da Thomas Clark, Wild nel 1894 a Longton, capitale dello Staffordshire. Questo brand è da sempre conosciuto per la sua porcellana Bone China di alta qualità. Il primo marchio recava le iniziali dei fondatori e fu utilizzato fino al 1905.  Il secondo marchio incorpora per la prima volta la dicitura Royal Albert, così come il terzo marchio, introdotto nel 1907.
  Nel 1917, alla firma si aggiunge la definizione "& Sons", per distinguere il marchio da quello usato fino a poco prima della I Guerra Mondiale, periodo in cui ufficialmente viene a sciogliersi la società TCW (anche se queste iniziali si possono trovare su opere create fino al 1925 circa).
   Nella metà degli anni '20 iniziano anche collaborazioni con manifatture come Lawleys, una firma tuttora esistente, grazie alle quali furono concepiti e commercializzati nuovi, esclusivi, pattern. Questi furono gli anni in cui nacquero magnifiche decorazioni, tra cui i gloriosi Old English Roses e l'American Beauty. Nel 1933 Royal Albert diventa una LTD (una sorta di SRL italiana) e molte nuove varianti ai marchi furono introdotte sul mercato. Nel 1935 un nuovo marchio (forse per inaugurare il trasferimento nella nuova sede di St. Mary): tutti riferimenti a Crown China sono eliminati e viene introdotta la dicitura Bone China.
   Nuovo cambio di marchio anche dopo la II Guerra, con le immancabili variazioni sul tema. Non solo i marchi possono fornire indicazioni sull'età dell'opera. Anche i codici di pattern e i numeri di registrazione possono rappresentare utili indizi. Ad esempio, il pattern numero 4534 fu usato nel 1925 e il 4788 fu introdotto nel 1930. Un numero di registrazione può inoltre dare indicazioni da codificare con l'eccellente opera di Geoffrey Goddens "Encyclopedia of British Pottery & Porcelain Marks" attraverso apposite tabelle.
Ma continuiamo con la storia recente di Royal Albert: Nel 1960 la società Pearson acquisisce Royal Albert e la aggiunge al proprio gruppo (Allied English Potteries, gruppo che, all'epoca, annoverava brand del calibro di Paragon). Nel 1970 qualsiasi riferimento alla società iniziale TCW&Sons si chiude definitivamente, con la nuova denominazione Royal Albert Limited Nel 1972 Pearson acquisisce Royal Doulton, sotto la quale confluiscono Royal Crown Derby, Paragon, Lawleys, Minton, Beswick e Corbett). In questi anni escono dalla produzione tanti pattern gloriosi. L'Old English Rose, il Serena e l'American Beauty salutano gli scaffali dei negozi e arrivano su quelli degli antiquari. Nel 1993 il Gruppo Royal Doulton fu venduto da Pearson e passò alla Stock Exchange. Ciò diventò l'inizio della fine per la Royal Albert. Nel 2002 Royal Doulton smette di produrre a Longton e trasferisce le unità produttive Royal Albert in Indonesia
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